Se Alexis
Korner fu il patriarca del british blues negli anni sessanta e settanta, John Mayall ne
fu il pontefice massimo. Mayall fece dei suoi
Bluesbreakers la fucina di incredibili musicisti e talenti (Eric Clapton, Mick
Taylor, Peter Green, Andy Fraser, Jon Mark, Johnny Almond, Don "Sugarcane" Harris, Larry Taylor solo per citare i più significativi), diventando un'autentica istituzione, oltre a dettare le regole del genere e spesso infrangendole per crearne di proprie. Chitarrista, tastierista, armonicista, arrangiatore, compositore: un genio del blues ed un alchimista che il più delle volte spiazzava i puristi con ardite combinazioni strumentali, in cui i ruoli degli strumenti venivano sorprendentemente messi in discussione. Come quando, a cavallo tra i sessanta ed i settanta, decise di poter fare bellamente a meno di uno strumento cardine come la batteria. Pubblicata esclusivamente su singolo nel ’67, anticipando
di un mese A Hard Road (ma oggi opportunamente acclusa alla Deluxe Edition dell'album), disco tanto bello quanto seminale, Sitting In
The Rain introduceva al pubblico la chitarra di Peter Green che qui inebria
arabescando un mesmerico fraseggio country-blues. A sorreggerlo una sezione
ritmica stellare che verga la canzone in uno stile sobrio e rilassato (il fido
bassista John McVie e il celebre batterista Aynsley Dunbar). Bella e genuina
come solo i capolavori sanno essere, Sitting In The Rain consegna ai
posteri, nelle persone di Green e McVie, il primissimo vagito dei Fleetwood
Mac.
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